Dal mio punto di vista di mamma

mamma pecora con i suoi agnellini a rappresentare il desiderio di diventare mamma
Quello che desideravo di più da piccola era diventare mamma. Ho desiderato ardentemente di avere il ciclo perché significava che potevo accogliere una nuova vita nel mio grembo.
Ora che sono mamma di una ragazza poco più che ventenne posso dire che ho fatto del mio meglio ma questo meglio non è stato abbastanza per mia figlia.

Oggi pomeriggio mi ha chiamato come fa tutte le settimane, per sentirmi dice lei che poi mi racconta sempre le stesse cose, in genere parliamo di un ragazzo con cui avrebbe voluto avere una relazione anche solo amicale. Poi la telefonata, come altre volte è virata sulle accuse da lei a me di non averla protetta quando era piccola.

La vita in una famiglia con persone borderline

Da cosa? Suo padre era un ossessivo compulsivo e poi aveva altri problemi non diagnosticati che sono scoppiati quando ci siamo sposati, probabilmente anche lui borderline ed altro. Quando Aurora era ancora neonata una notte dopo avergli chiesto di arginare la presenza di sua madre nella nostra vita mi sono ritrovata con le sue mani alla gola e la minaccia di togliermi Aebi. Non ho avuto la forza di andarmene in quel momento. Ho molto amato il padre di Aebi e ho la sindrome della crocerossina; sono portata verso chiunque soffra anche se mia figlia mi rimprovera di non aver capito o saputo aiutarla nella sua sofferenza fin da piccola.

Insomma, il matrimonio è proseguito tra violenze psicologiche ed economiche. Finché non mi ha rimesso le mani alla gola davanti ad Aebi quando lei aveva circa 4 anni e mezzo. Quell’atto per me è stato il segnale che non potevo continuare la relazione. Avevo pochi soldi da parte, non volevo rovinargli la vita, motivo per cui non l’ho denunciato quando avevo i segni sul collo ma solo successivamente.

la violenza dell'acqua come quella domestica
la violenza dell’acqua come quella domestica

Ritorno a … casa?!?

Sono tornata ad abitare con i miei insieme a mia figlia e lì sono passata dalla padella nella brace. Non sono tornata da figlia adulta a sua volta con una figlia ma agli occhi dei miei genitori in casa sono tornate 2 figlie. 2 anni di inferno che sono stati peggio di quelli del matrimonio e ce ne voleva, vi assicuro.
Liti per affermare la mia autorità di mamma che in quei 2 anni è andata a farsi benedire per sempre. Liti perché parlavamo delle violenze subite e Aebi sentiva tutto e dice di aver sofferto di sentire che dicevamo brutte cose di suo padre – d’altronde difficile lodare un uomo da cui hai subito violenze che miravano a minare ed hanno minato la mia sicurezza in me stessa. Ma Aebi non poteva capire che cosa avevo passato e tutt’ora non lo capisce.

Aebi non ha mai avuto – neanche da piccola – un rapporto particolarmente vicino al padre e mi rimprovera perché avendo scelto una separazione consensuale per tutta una serie di motivi che qui è lungo spiegare la mandavo a trascorrere dei fine settimana da lui. Le ho sempre spiegato che suo padre era possessivo con me e non con lei. Non ha mai alzato le mani contro di lei quando eravamo sposati e di questo sono sicurissima né le ha mai fatto del male fisico in alcun modo. Tutti gli psicologi che ho consultato erano concordi nel dire che doveva frequentarlo perché in fondo era il padre.

Fattori ereditari

Tendo all’ipersensibilità – anche detta PAS, acronimo per Persona Altamente Sensibile – è un tratto caratteriale che sFai eredita, caratteristica che insieme alla timidezza davanti agli attacchi ti fa paralizzare, non trovi le parole oppure scappi e siccome non è “da te”, quando succede si è considerati strani e si finisce per essere isolati.
Dato che l’immagine che hanno di te non è quella che hanno in mente e dato che raramente ti arrabbi o innervosisci quando accade non hai il diritto di esprimere queste emozioni. Almeno, questo è quello che è successo a me.
Tutto questo per dire che sono un essere umano e come tutti ho delle emozioni che ho il diritto di esternare – entro i limiti dell’educazione e del rispetto verso gli altri – e che pare che tratti del carattere come l’ipersensibilità e/o la timidezza nei genitori possano – essendo ereditari – rappresentare un ulteriore problema per persone con DBP.

Incompresa

Ho fatto queste premesse per spiegare che quando ho cercato aiuto nelle persone vicine a me e Aebi non ho trovato comprensione per il problema. Purtroppo, è anche vero che per chi non convive con la persona con DBP è molto difficile effettivamente ritrovare i sintomi perché in genere sono persone a cosiddetto “alto funzionamento”. Cambiando rapidamente umore per loro è naturale riuscire ad arrabbiarsi in maniera esplosiva e pochi secondi dopo tornare apparentemente alla normalità. Questi rapidi sbalzi d’umore ti fanno sentire ed apparire agli altri come se il vero problema fossi tu. Tutto ciò è altamente frustrante e difficile da gestire.

Sentirsi capiti

paesaggio autunnale bianco e nero sentirsi soli
Le ragioni per cui consiglio vivamente di leggere e consultare il libro “Superare il Disturbo Borderline di Personalità” di Valerie Porr risiedono soprattutto nel fatto che – se siete vicini a qualcuno che soffre di questo disturbo (DBP) come un partner, figli o altri familiari conviventi – spesso vi sentite soli e non compresi da chi i vostri cari li vede soltanto dal di fuori e non li vive nella quotidianità di una famiglia.

Personalmente, mi sono riconosciuta in molte delle situazioni descritte nel libro, ho pianto e continuo a farlo ogni volta che rileggo certe pagine perché sono la descrizione esatta di ciò che ho vissuto e vivo e mi sono finalmente sentita compresa ed abbracciata.

Molto spesso la persona con DBP è cosiddetta “ad alto funzionamento“. Questo significa che con voi è capace di atti violenti e scoppi d’ira improvvisi dei quali vi chiederete la causa ma che subito dopo – in presenza di altre persone – è perfettamente in grado di controllare questa sua debordante emotività.

Davanti ai comportamenti di mia figlia mi sono spesso sentita emotivamente sopraffatta, provando emozioni negative senza soluzione di continuità: disperata, senza via d’uscita, disorientata, arrabbiata…

cascata violenta dbp scatti ira
emotivamente sopraffatta

Le persone con DBP soffrono terribilmente, sono ipersensibili alle critiche e spesso anche alle lodi. Non si sa mai come comportarsi con loro. Insomma, devi stare attenta ad ogni parola che pronunci e ad ogni azione che fai perché qualsiasi parola o atto può scatenare la sua sofferenza. Cosa impossibile da fare se si è vivi!

Come si sente – tutti i giorni! – chi vive con persone con DBP

Tutte queste espressioni danno l’idea di come si sente un familiare di una persona con DBP:

  • camminare sulle uova
  • vivere sulle montagne russe
  • fare una corsa ad ostacoli perenne
  • stare sempre all’erta,
  • sentirsi sotto pressione, col fiato sul collo,
  • sempre sul chi va là,
  • camminare in un campo minat0

e tante altre che esprimono tensione e sensazione di non poter mai rilassarsi.

Capite bene che vivere una vita così è piuttosto stressante e mina non solo il proprio equilibrio psico-fisico ma anche la salute vera e propria.
Infatti, qualche mese fa mi sono ammalata di cancro al seno sinistro. Al momento, sono in terapia ormonale perché è scientificamente provato che il tumore al seno può svilupparsi in altre zone nell’arco dei 5 anni successivi alla prima manifestazione… inoltre, mia madre è morta 3 anni fa di cancro al seno…

Sono una persona dal carattere forte che – miracolosamente se credessi nei miracoli! – non ha sviluppato patologie mentali. Sono seguita da uno psicoterapeuta perché un padre, un marito ed una figlia con disagi mentali e un tumore sono troppo per chiunque. Ma forse sono soltanto stata fortunata ad ereditare il carattere forte e positivo di mia madre.

I motivi per cui sono straconvinta che il DBP sia ereditario sono diversi:
  • primo fra tutti, il fatto che il padre di Aebi si comportava nello stesso modo;
  • secondo, mio padre che mia madre sosteneva e sopportava finché era in vita, ha comportamenti simili;
  • terzo, io stessa sono stata molto timida ed ipersensibile da piccola, tuttavia non ho sviluppato questo specifico disturbo. Questo non significa che io stia bene, anzi. Sicuramente però, ho reagito diversamente da loro ad eventi traumatici ripetuti* grazie al mio carattere che pur nella timidezza è solare, aperto, comunicativo e positivo.

*ci sono studi secondo cui il DBP si svilupperebbe in seguito a situazioni difficili percepite come traumatiche perché si ripetono nel tempo

Ad esempio, mia figlia sostiene che da piccola ha molto sofferto perché sentiva me ed i miei genitori parlare dei maltrattamenti psicologici agiti da mio marito contro di me. Mio marito si arrabbiava per un nonnulla, bastava che un oggetto fosse fuori posto (secondo lui!), che esprimessi un’opinione diversa dalla sua… Non avevo il controllo del mio stipendio che confluiva su un conto cointestato di cui però non potevo avere una carta per ritirare soldi anche solo per fare la spesa… Subivo violenza psicologica – la più difficile da riconoscere – ed economica.

Insomma, mia figlia Aebi ha sicuramente risentito di tante situazioni complicate anche per una persona adulta. Se si considera che la persona con DBP ha in effetti un cervello che funziona diversamente e che trasforma in rabbia la propria ipersensibilità rispetto anche a piccole avversità ma anche momenti positivi, è facile capire che il DBP non si può affrontare con leggerezza ma è necessario comprendere il punto di vista di una persona che ne soffre.