
Le ragioni per cui consiglio vivamente di leggere e consultare il libro “Superare il Disturbo Borderline di Personalità” di Valerie Porr risiedono soprattutto nel fatto che – se siete vicini a qualcuno che soffre di questo disturbo (DBP) come un partner, figli o altri familiari conviventi – spesso vi sentite soli e non compresi da chi i vostri cari li vede soltanto dal di fuori e non li vive nella quotidianità di una famiglia.
Personalmente, mi sono riconosciuta in molte delle situazioni descritte nel libro, ho pianto e continuo a farlo ogni volta che rileggo certe pagine perché sono la descrizione esatta di ciò che ho vissuto e vivo e mi sono finalmente sentita compresa ed abbracciata.
Molto spesso la persona con DBP è cosiddetta “ad alto funzionamento“. Questo significa che con voi è capace di atti violenti e scoppi d’ira improvvisi dei quali vi chiederete la causa ma che subito dopo – in presenza di altre persone – è perfettamente in grado di controllare questa sua debordante emotività.
Davanti ai comportamenti di mia figlia mi sono spesso sentita emotivamente sopraffatta, provando emozioni negative senza soluzione di continuità: disperata, senza via d’uscita, disorientata, arrabbiata…

Le persone con DBP soffrono terribilmente, sono ipersensibili alle critiche e spesso anche alle lodi. Non si sa mai come comportarsi con loro. Insomma, devi stare attenta ad ogni parola che pronunci e ad ogni azione che fai perché qualsiasi parola o atto può scatenare la sua sofferenza. Cosa impossibile da fare se si è vivi!
Come si sente – tutti i giorni! – chi vive con persone con DBP
Tutte queste espressioni danno l’idea di come si sente un familiare di una persona con DBP:
- camminare sulle uova
- vivere sulle montagne russe
- fare una corsa ad ostacoli perenne
- stare sempre all’erta,
- sentirsi sotto pressione, col fiato sul collo,
- sempre sul chi va là,
- camminare in un campo minat0
e tante altre che esprimono tensione e sensazione di non poter mai rilassarsi.
Capite bene che vivere una vita così è piuttosto stressante e mina non solo il proprio equilibrio psico-fisico ma anche la salute vera e propria.
Infatti, qualche mese fa mi sono ammalata di cancro al seno sinistro. Al momento, sono in terapia ormonale perché è scientificamente provato che il tumore al seno può svilupparsi in altre zone nell’arco dei 5 anni successivi alla prima manifestazione… inoltre, mia madre è morta 3 anni fa di cancro al seno…
Sono una persona dal carattere forte che – miracolosamente se credessi nei miracoli! – non ha sviluppato patologie mentali. Sono seguita da uno psicoterapeuta perché un padre, un marito ed una figlia con disagi mentali e un tumore sono troppo per chiunque. Ma forse sono soltanto stata fortunata ad ereditare il carattere forte e positivo di mia madre.
I motivi per cui sono straconvinta che il DBP sia ereditario sono diversi:
- primo fra tutti, il fatto che il padre di Aebi si comportava nello stesso modo;
- secondo, mio padre che mia madre sosteneva e sopportava finché era in vita, ha comportamenti simili;
- terzo, io stessa sono stata molto timida ed ipersensibile da piccola, tuttavia non ho sviluppato questo specifico disturbo. Questo non significa che io stia bene, anzi. Sicuramente però, ho reagito diversamente da loro ad eventi traumatici ripetuti* grazie al mio carattere che pur nella timidezza è solare, aperto, comunicativo e positivo.
*ci sono studi secondo cui il DBP si svilupperebbe in seguito a situazioni difficili percepite come traumatiche perché si ripetono nel tempo
Ad esempio, mia figlia sostiene che da piccola ha molto sofferto perché sentiva me ed i miei genitori parlare dei maltrattamenti psicologici agiti da mio marito contro di me. Mio marito si arrabbiava per un nonnulla, bastava che un oggetto fosse fuori posto (secondo lui!), che esprimessi un’opinione diversa dalla sua… Non avevo il controllo del mio stipendio che confluiva su un conto cointestato di cui però non potevo avere una carta per ritirare soldi anche solo per fare la spesa… Subivo violenza psicologica – la più difficile da riconoscere – ed economica.
Insomma, mia figlia Aebi ha sicuramente risentito di tante situazioni complicate anche per una persona adulta. Se si considera che la persona con DBP ha in effetti un cervello che funziona diversamente e che trasforma in rabbia la propria ipersensibilità rispetto anche a piccole avversità ma anche momenti positivi, è facile capire che il DBP non si può affrontare con leggerezza ma è necessario comprendere il punto di vista di una persona che ne soffre.









